Forse l’estate non è la stagione ideale per visitare Villa Taranto a Verbania Pallanza, a meno che non amiate la ricca sinfonia dei verdi regalata dal fogliame di tante piante diverse.
L’assenza di grandi fioriture permette al visitatore di cogliere dettagli che all’occhio, altrimenti affascinato dal colore, non sarebbero chiari come le morbide linee di una foglia, le scanalature e le rughe di una corteccia, l’evolversi e il disperdersi dei rami verso l’alto. In questa fine d’agosto, la brezza proveniente dal Lago Maggiore frantuma le barriere di calore che si innalzano dall’asfalto della strada, ma sotto gli alberi del parco di Villa Taranto l’ombra ci accompagna. Il viale è largo, adatto al passaggio di molti visitatori, ma, forse per il caldo, questi ultimi sono pochi e la loro presenza è dispersa lungo il percorso.
La strada è un nastro bianco di fine sabbia compatta, bordato di severa pietra per accogliere l’acqua di un’eventuale forte pioggia. Il nastro si snoda sotto alberi imponenti come i castagni vecchi di quattro secoli, il cui tronco appare compresso e contorto. Di eleganza incredibile sono le magnolie con le loro foglie arrotondate e di innumerevoli varietà: io amo la
Magnolia macrophylla le cui grandi foglie verdi paiono sospese in onde successive e la grande
Parrotia persica con i rami disposti a ventaglio a far ombra ai visitatori e ancora i sorbi con la loro leggerezza e i frutti acerbi: una moltitudine di pallini perfettamente rotondi come disegnati dalla mano di un bambino. Un solitario
Tilia maximovicziana mi colpisce per il grigio tronco minuziosamente inciso dalla mano della natura con solchi verticali: la sua struttura svetta verso l’alto divisa alla base in due tronchi principali; così dissimile è nei colori e nel portamento dai tigli, martoriati dalla potatura, dei nostri viali.
Non sono amante delle conifere, strapazzate e mal impiegate nei giardini della pianura Padana, ma qui, a Villa Taranto, ammiro un viale di esemplari rari ed esotici come il
Picea spinulosa originario dell’Himalaya o lo
Sciadopitis verticillata, la cui genealogia botanica è ancora oscura e la
Metasequoia glyptostroboides, uno dei primi esemplari giunti in Europa dopo la sua riscoperta nel 1944. Reperti fossili datano la sua origine all’era mesozoica cioè a 200 milioni di anni fa.
Questi grandi personaggi arborei, più delle leziose, se pur ben tenute, aiuole fiorite, mi hanno colpito del giardino di Villa Taranto, nato per la passione botanica del capitano Neil Mc Eacharn, come cita la guida acquistata all’ingresso, arciere della Regina d’Inghilterra e accademico Linneano.
Molte sono le piante che mi hanno interessato nel lungo giro (minimo 3 ore) in questo bellissimo parco. Trovate tutte le informazioni necessarie per programmare una visita nel sito
www.villataranto.it.